Come ormai dovreste ben sapere ogni tanto sullo sfondo di NERTO ospitiamo fotografie che ci piacciono e cerchiamo di capire chi le ha scattate.

Come avrete intuito è arrivato proprio quel fatidico momento e la nuova foto che abbiamo scelto, che darà un tono al sito per i prossimi mesi, ci è stata concessa gentilmente da Gianluca Normanno, un giovane fotografo nato in Sicilia ma attualmente di stanza a Milano.

Per conoscerlo meglio abbiamo fatto qualche domanda a Gianluca che ci ha prontamente fornito queste belle risposte. Che si aprano le danze:
Ciao Gianluca, parlaci di te in 140 caratteri spazi compresi, grazie.
Classe ’91 nato e cresciuto a Catania, Sicilia. Ho studiato Cinema e fotografia presso l’Università di Bologna. Attraverso l’uso del mezzo fotografico, favorisco un confronto tra gli aspetti espliciti della realtà e una visione ravvicinata, esplorandola con intima curiosità. La strada ed in particolare la nuova club-culture sono per me una ricca fonte d’indagine sulle interazioni sociali e sulle sub culture sempre che esistano ancora.

Come hai cominciato a fotografare e che apparecchiatura utilizzi?
Ho cominciato guardando e riguardando tutti gli album fotografici di famiglia, da qualunque parente andassi, aprivo segretamente cassetti dove sapevo di poter scovare delle fotografie. Le foto ricordo sono di per se evocative mostrano alle volte qualcosa che non si è vissuto direttamente, aprendo una breccia all’ immaginazione. Ho iniziato a fotografare a più riprese; da ragazzino utilizzando una Fujica Stx-1 reflex a pellicola di mio padre con un bellissimo e luminoso 50mm e varie fotocamere regalatemi negli anni, alcune anche digitali. Affermando sempre di più il mio interesse sulla fotografia intorno ai miei diciannove anni; leggendo e osservando libri di grandi fotografi. Adesso per fotografare utilizzo esclusivamente delle macchine compatte a pellicola in modo da concentrarmi più sulle foto ed il flash così da avere una chiara visione di quello che accade. Senza nascondere nulla. La mia fotografia è una costante; vale a dire che porto la macchina fotografica sempre con me. Principalmente uso una Leica C1 e una Yashica T5. Amo anche le Contax serie T, inaffidabili ma con delle ottiche Carl Zeiss eccellenti.

Le tue foto ci hanno subito colpito perché ci sono molte scene di nightlife e fanno sentire chi le guarda immerso in questi momenti. Quando vai ad un evento riesci anche a divertirti o sei solo concentrato sullo scatto?
Parte di quello che si può vedere online riguarda molto la nightlife, ma lavoro anche su altro. Se mi diverto? Dipende molto dal contesto in cui mi trovo. Per ottenere degli scatti ricchi di contenuti bisogna immergersi completamente nella situazione, ma sempre con un leggero distacco; concentrandomi serenamente sulle fotografie, creo così un dialogo con i vari soggetti da me ritratti, in un processo impulsivo, senza messa in posa, un pò come si fa nella fotografia di strada. Lascio liberi i soggetti di vivere liberamente le loro esperienze. Spesso nuove anche per me.

Sappiamo che sei di Catania, che rapporto hai con la tua città?
Terminate le superiori mi sono trasferito a Bologna, distaccandomi dal mio essere siciliano/catanese. Terminati parte degli studi sono rientrato nuovamente a Catania e tutto mi è parso bellissimo. Catania è una città immersa nella sua storia le sue tradizioni, ha un’identità autentica. Ricca di colori, odori, caratterizzata da un clima mite che persiste tutto l’anno, lì il sole genera un perfetto equilibrio naturale, ti da la giusta carica e serenità. Ho apprezzato nuovamente la mia città natale e quello che poteva offrirmi anche a livello fotografico, ampliando ancora di più il mio processo creativo. Nell’ultimo periodo dell’anno precedente sono stato parecchio in giro, per cercare qualcosa di nuovo da fotografare. Ringrazio tutte le persone e gli amici che mi hanno ospitato, sopportato; durante le mie permanenze e spostamenti tra le varie città in cui sono stato. Per un pò sarò di base a Milano.

Sei mai stato sull’Etna?
Come dire a un valdostano se è mai stato sul Monte Bianco. Sono stato molte volte sull’Etna ed è un vulcano incredibile; una perfetta mescolanza tra la Luna e Marte. Un vulcano unico, molto visitato da ricercatori, artisti e fotografi di tutto il mondo. Anche l’escursionista meno esperto può serenamente godere della vista di eruzioni laviche a distanze più o meno ravvicinate, sia da solo che sotto supervisione di una guida esperta, dipende dall’altitudine che si vuole raggiungere; poi il manto di stelle visibile la notte lascia a bocca aperta.

Arancina o granita?
Riapriamo il dibattito? Arancino per favore. Ma per ovviare a questo disagio lessicale, Savia un noto bar di Catania ha scritto sull’etichetta di vendita arancinu, come nel parlato siciliano, così da abbattere ogni forma di conflitto tra Palermo e Catania. Preferisco la granita; gusti classici, mandorla e pistacchio ad agosto mi concedo quella ai fichi che considero il frutto della vita.

Martin Parr o Terry Richardson?
Martin Parr ultimamente è il fotografo che più sento menzionare, un clichè come: “Conosci Quentin Tarantino?” Al di là del suo incredibile lavoro dall’impatto molto critico Mr. Parr è bravo a utilizzare i social network. Scelgo Terry Richardson per non essere mai stato ipocrita, per aver sbandierato e fotografato la sua parte finale egoica come se fosse il suo ultimo giorno di vita. Grazie Terry. Molestie sessuali, scherziamo vero?

Come (non) saprai, siamo (principalmente) un sito che raccoglie di eventi quindi è un obbligo chiederti: qual’è l’ultimo concerto/serata a cui sei andato che ti ha entusiasmato?
Ho chiuso felicemente la scorsa estate con un festival siciliano molto figo in cui ho fotografato i musicisti ed il pubblico a modo mio; attraverso un’accurata selezione fotografica; il festival si chiama Ricci Weekender nella sua prima edizione; organizzato da Gilles Peterson (WorldWide FM, Brownswood records) e Mercati Generali storico club Catanese che vanta un’attività dance e concertistica trentennale. L’anno si è poi concluso con un’altro festival che mi ha divertito ed ho avuto il piacere di fotografare: la terza edizione di Ombre Lunghe, una rassegna di musica elettronica e contemporanea sperimentale tenutasi a Bologna e organizzata dal collettivo Alivelab con cui collaboro da diversi anni. Alivelab lavora attivamente sulla scena dance con Habitat.

C’è un artista/serata che sogni di fotografare?
Sicuramente in un mio rullino vorrei che ci fosse il ritratto di Wolfgang Tillmans, per la sua eleganza, capacità di composizione e tecnica legata al processo fotografico; Mario Testino per la sua estetica pop; Larry Clark per la sua crudezza visiva e molti altri. Di eventi interessanti nel mondo c’è ne sono. Traccerò una lista di quelli che più mi interessano in Europa e nel mondo, approfondendo così la mia analisi fotografica legata alla club-culture, alla vita di strada e alla musica o forse andrò alla festa di San Giovanni Battista ad Acitrezza con la sua tradizionale pantomima “u pisci a mari”; che dal così forte impatto folkloristico sembra di essere in un documentario di Vittorio De Seta.

C’è un aneddoto legato ad una foto che hai fatto che ti va di condividere?
Sono diversi gli aneddoti che potrei raccontarvi. Non chiedo mai il permesso prima di scattare una fotografia, questo porta ad un processo di azione-reazione immediato, ma la domanda che sorge più spontanea al soggetto immortalato, qual’ ora si accorga di essere fotografato è: Perché mi hai fatto una fotografia? Da qui un’ odissea.

Sarebbe una cosa carina se scegliessi una tua foto e ci abbinassi una canzone

Puoi farci i nomi di alcuni fotografi emergenti che stimi che secondo te vanno tenuti d’occhio?
I social stanno impazzando direi. Il mezzo fotografico si colloca in quello che adesso definirei con un titolo da libro ontologico “la massima esasperazione dell’io nell’uso della fotografia nei social network” mondo di cui faccio parte, ma andiamo per ordine. Apprezzo i fotografi/artisti che fanno il loro lavoro con dedizione e gusto e non che lo facciano a cazzo perché “fa figo” avere la macchinetta. La giusta dose di curiosità e qualcosa da dire mette un’artista nella posizione di porsi delle domande a cui deve trovare delle risposte nel modo che gli è più congeniale. “La vita non è un supporto dell’arte. É il contrario” cit. dello scrittore Stephen King. Almeno questo “ritorno” alla pellicola significa lasciare una traccia chimica di quello che si è fatto e vissuto. No “Binary code”.

Ok, la foto che abbiamo scelto per lo sfondo non è la più rappresentativa ma è quella che è stata selezionata regolarmente tramite votazione elettronica dal nostro direttivo. A volte la democrazia fa di questi scherzi. Ci racconti che foto è?
L’ho scattata durante l’allestimento di una mia mostra: Redbodies. Nello stesso stabilimento c’era un importante Tattoo Convention; in uno dei miei giri perlustrativi ho immortalato lui. La foto di per se spacca! Racchiude tutto quello che di catanese possa esserci, anzi direi che già guardandola puoi dire di essere stato a Catania. Dai bellissimi monumenti tatuati, simboli chiave della città; all’intramontabile taglio di capelli del soggetto con la “doppia base”, taglio amatissimo dagli ultras della curva nord dello stadio di calcio della città; all’outfit “tuta di felpa” con indosso orologio da polso d’oro e collanina del battesimo anch’essa d’oro.

 
Se volete vedere altre foto di Gianluca fatevi un giro sul suo account instagram: @gianluca_normanno